Slide 1: COPIA OMAGGIO
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1-15/15-31 Marzo 2007 - Anno XLIV - NN. 4-5-6 - € 0,25 (Quindicinale) CULTURA
Che pena quella che vediamo!
ESTERI
NUOVE PROSPETTIVE VECCHI PROBLEMI
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FREUD UOMO E CIVILTA’
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Grazie di cuore a tutti
di FRANZ TURCHI
Un Governo che non è un governo, che quando parla è smentito da un Ministero o da una manifestazione alla quale partecipa il Ministro; o che organizza una riunione per siglare degli accordi che impegnano il Governo per il futuro (vedi Caserta) e un minuto dopo siamo alla crisi di quello stesso Governo. Un anno oramai si avvicina da quando Prodi è tornato a Palazzo Chigi; e un anno di brutte figure, di perdita di credibilità istituzionale e oramai di figure imbarazzanti è passato. Che fare? Credo che un governo non può parlare solo per 3 mesi di problemi degli omosessuali, con tutto il rispetto per questi, o cercare per mesi di trovare una posizione come sulla Politica Estera; il Paese ha necessità di altro! Credo infatti che i problemi economici delle famiglie a reddito più povero e i servizi sociali e sanitari come anche la sicurezza e le infrastrutture o la ricerca e la scuola siano gli obiettivi o le necessità prioritarie in questo momento. Ad esempio con il D.P.E.F. alle porte, che prepara alla Finanziaria di Settembre, con i soldi in più accumulati nelle casse del Fisco (37 e rotti mld. di Euro), cosa si può fare? Penso ad esempio a raddoppiare le pensioni minime da 516 a 1000 Euro, oppure intervenire nei primi 100 ospedali del Paese, o ancora all’investire nelle prime 10 opere di infrastruttura (creando posti di lavoro) nel Paese; o ancora bandire dei lavori nelle prime 10 università Italiane che in alcuni casi sono fatiscenti per strutture e servizi per i nostri ragazzi. Ma queste sono solo alcune piccole idee che ci vengono intesta, da fare subito, da fare ieri! Oppure vogliamo continuare a vedere quanto spettacolo indecoroso e che non si merita l’Italia? Forse ci resta solo una via di uscita, se non succede qualcosa al Senato, anche a votare alle Amministrative dando un segnale di chiarezza e di voglia di cambiamento a questo Governo che sempre di più assomiglia a un girone infernale dantesco.
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Sinceramente Vostri, al Quaeda
Si chiude così, definitivamente, con la delegazione dell’UDC che va a far visita al Presidente della Repubblica Napolitano senza neanche chiedere le dimissioni del Governo Prodi, utilizzando il palcoscenico del Quirinale semplicemente per spiegare al popolo che no non è vero si resta tutti all’opposizione ragazzi, anche se il Governo Prodi lo si è davvero salvato politicamente nella votazione al Senato sul rifinanziamento delle missioni all’estero, si chiude così in questo modo malinconico e paradossale, non tanto l’esperienza della Casa della Libertà ma molto di più. Si chiude una volta per tutte la parentesi che è stata, il precedente Governo di legislatura, capace di esprimere una linea di politica estera italiana coerentemente e responsabilmente atlantica, consapevole del legame irrinunciabile tra l’UE e gli USA. Di fatti ciò che era in ballo non era certo la tenuta dell’opposizione o di una CDL già da tempo in ordine sparso e neanche quella di una maggioranza che, sondaggi alla mano, non può certo permettersi di tornare al voto. Crediamo di non sbagliarci considerando che lo stesso Pierferdinando Casini avesse chiaro come non si trattasse certo di esprimere un voto a favore o contro la leadership di Silvio Berlusconi nell’ordine del giorno del Senato. Si trattava di sapere se al Parlamento Italiano, al di là delle rendite politiche del Gruppo Parlamentare UDC, continuasse a star bene una politica estera alla Chavez. Superando indenne l’ostacolo il Governo Prodi può continuare nell’opera di demolizione della solidarietà atlantica così attentamente e continuamente, nella passata legislatura, ricucita da
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LA VIGNETTA Ugo di San Vittore (1096–1141)
“La pratica del commercio riconcilia le nazioni, spegne le guerre, rinsalda la pace e trasforma i beni privati in benefici per tutti”
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Liberalizzazioni: Bertinotti, problema non e' fiducia ma ricorso a decreti
(Adnkronos) - "Il problema piu' che la fiducia e' il ricorso ai decreti". Lo ha detto il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, rispondendo ad una domanda sul voto di fiducia richiesto dal governo sul decreto sulle liberalizzazioni.
D’ITALIA
- INTERNI
Droga: Meloni, governo faccia marcia indietro e applichi legge fini
(Adnkronos) - La decisione del Tar che annulla il decreto del ministro della Salute Livia Turco in materia di tossicodipendenza ''e' un'ulteriore conferma di come sulla lotta alla droga non si possa procedere per diktat ideologici. Il governo prenda atto della clamorosa bocciatura incassata e faccia marcia indietro, applicando la legge Fini e rispettandone i principi ispiratori''. Lo afferma la vicepresidente della Camera Giorgia Meloni, di An.
Acqua: Napolitano, bene comune essenziale e da tutelare
(Adnkronos) - "L'acqua e' un fattore primario di civilta' e di progresso, un bene comune essenziale per la vita dell'umanita' da tutelare anche nell'interesse delle generazioni future. L'impoverimento idrico, in atto nel nostro pianeta, ed i processi di crescente desertificazione, impongono ad ogni Paese di proseguire sulla strada di una comune strategia, volta a realizzare una gestione sostenibile e condivisa del patrimonio ambientale e delle sue risorse." Lo afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Riflessioni sull’attualità
Intervista all’On. Consolo
reati, vittime che oltre al danno del subito reato hanno avuto la beffa di veder rilasciati i colpevoli, senza aver almeno risarcito il danno stesso . In secondo luogo non si è preso alcun impegno formale per la costruzione di nuove carceri e ciò porterà, in un futuro nemmeno lontano, ad una nuova riproposizione del fenomeno!! La recente affermazione di Prodi che rifarebbe l’indulto è una ulteriore conferma, peraltro non necessaria, di quanto abbia fatto bene Alleanza nazionale a votare contro questo sciagurato provvedimento. Affermare che lo rifarebbe, significa ignorare del tutto l’assioma filosofico latino secondo cui ‘errare humanum est, perseverare autem diabolicum’. D. La questione delle carceri sarà un problema che si riproporrà quindi periodicamente visto che la popolazione carceraria segue un trend di crescita continuo, quale dovrebbe essere la soluzione al sovraffollamento delle prigioni sempre in senso detentivo? R. Occorrerebbe non solo costruire nuove carceri ma prevedere alcune misure alternative al carcere, come ad esempio il bracciale elettronico, ovviamente per i reati di minor allarme sociale. D. Il cittadino ha una percezione della giustizia macchinosa e inconcludente, cosa che si evince anche da statistiche sulla durata dei procedimenti sia civili che penali, cosa servirebbe da un punto di vista politico per poterci mettere al passo con le grandi democrazie occidentali? R. Per prima cosa occorrerebbe, per ciò che riguarda il penale, separare le carriere tra chi accusa e chi giudica, altrimenti non vi sarà mai una vera terzietà del Giudice, non a caso prevista dall’art.111 della Costituzione. Poi occorre riorganizzare la macchina della Giustizia attraverso l’uso massiccio di strumenti informatici. Le sole cose fatte dall’esecutivo in materia sono tre interventi legislativi, che vanno nel senso opposto a come dovrebbe andare una politica in materia di giustizia: l’indulto, il decreto Bersani e la sospensione (in vista temo dell’azzeramento) della riforma dell’ordinamento giudiziario. La speranza è che questo esecutivo non faccia nuovi danni nel breve tempo che passerà prima che gli italiani lo rimandino a casa. Le riforme, quelle vere, toccherà a noi ricominciare a farle. Siamo già pronti. D. In questi mesi è ritornato in auge il problema della moralità, questa volta la scintilla è stata “vallettopoli”, il Governo di sinistra ha rimproverato il Governo Berlusconi di fare leggi ad personam, loro invece hanno proceduto “ad sircanam”, non crede che i politici, facendo distinzioni in ambiti non istituzionali ma sul comportamento personale, sentendosi anche in questo più importanti dei cittadini, danneggino un rapporto molto fragile con essi? R. Lei ha toccato un argomento molto scabroso, un argomento che potrebbe essere risolto vietando, senza eccezioni, la pubblicazione degli atti coperti da segreto istruttorio e sanzionando sia penalmente che pecuniariamente tale inosservanza. Particolare rigore poi per le cosiddette intercettazioni inutili, quelle cioè riguardanti persone etranee al reato, ivi comprese le vittime del reato. Con la assoluta impubblicabilità si risolverebbe quindi alla radice il problema, visto e considerato che mai è stata di fatto perseguita la violazione del segreto istruttorio. Ma secondo me su questo argomento sono pochi a sentirci. E ribadisco: bisogna impedire in ogni modo la possibilità di divulgare almeno il contenuto delle intercettazioni ‘inutili’, quelle cioè che nulla abbiano a che vedere con ipotesi di reato. D. L’Italia è una paese che subisce un forte flusso migratorio, Lei è stato coautore della legge sull’infibulazione, conosce quindi il problema dell’integrazione di persone che hanno modi di vedere l’integrazione profondamente diversi dai nostri. Quale potrebbe essere una chiave per poter permettere una convivenza pacifica tra etnie differenti nel nostro Paese? E quale il modello per far sopravvivere la nostra tradizione, sotto seria minaccia? R. La risposta non è così difficile. Chi viene in Italia deve rispettare la nostra Costituzione, senza eccezioni di sorta. Per la infibulazione, ad esempio, a parte gli inasprimenti di pena introdotti dalla legge Consolo, vale il pricipio Costituzionale della integrità della persona umana. In Italia i numeri delle bambine oggetto dell’Infibulazione sono impressionanti. Si stimano in 40.000 le vittime di questo vero e proprio scempio, con una media di 6.000 casi l’anno, vale a dire più di 16 vittime al giorno.... Nella legge Consolo è prevista la punibilità per chi infibula le vittime innocenti anche al di là dei nostri confini, a condizione però che uno dei rei od una delle vittime vivano in Italia. D. Le forze moderate di governo e di opposizione stanno vivendo una travagliata fase di transizione, il Partito Democratico ed il Partito Unico del centro destra saranno la nuova politica italiana, nel frattempo fratture, stilettate e rimproveri sono ormai un’abitudine che alleati ed ex non fanno mancare nel dibattito, il contesto politico italiano è secondo lei maturo per un accorpamento di tale importanza di forze politiche comunque diverse per tradizione e cultura? Si riuscirà a togliere alla politica italiana la malattia della frammentazione? R. Ci vorrà tempo ma la strada è quella del bipartitismo. O di quà o di là, con due schierameti che si fronteggino elettoralmente dopo aver indicato un programma ed un leader. Altro che tu mi dai il voto e poi decido con chi allearmi!! D. In che modo la legge elettorale può curare l’attuale clima di instabilità e veleni? E soprattutto si riuscirà nell’attuale clima a portare le modifiche che in molti vorrebbero prima di ritornare alle urne? R. Io sono scettico sulla possibilità di trovare una legge elettorale condivisa per poi andare a votare...In questo modo si favoriscono coloro che vogliono perdere tempo e che tutto considerano tranne il bene del Paese. Gabriele Polgar
Giuseppe Consolo, capogruppo di An in Commissione Giustizia alla Camera, è Professore Associato di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Giurisprudenza della Luiss Guido Carli di Roma, ma anche un uomo pratico, che sul tappeto mette le esigenza della giustizia a quelle dei partiti. E’ ‘padre’ della legge Consolo sull’infibulazione (legge 9 gennaio 2006, n. 7), ma soprattutto è costantemente impegnato per il partito di via della Scrofa sui temi dell’indulto, intercettazioni e riforma della giustizia. Abbiamo incontrato l’On. Consolo, ritenuto tra i ‘pretoriani’ di Fini, uno che
ha sempre indicato la linea politica dell’unità del partito al di là delle correnti. D. On. Consolo, Lei ha particolarmente a cuore la questione della giustizia in questo Paese, ora che è passato del tempo come vede l’indulto e cosa ha realmente portato di positivo e di negativo nella vita dei cittadini? R. Credo che trovare qualcosa di positivo nel provvedimento di indulto sia realmente difficile. Si è trattato di un provvedimento preso senza condizionarlo, per prima cosa, alla avvenuta risarcibilità del danno... Nessuna comprensione, quindi per le vittime dei
Bizzarrie di un anno spiritoso
Una risata li seppellirà
Sapevamo che la politica ed il mondo che vi si muove intorno di solito viene definito
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dagli addetti ai lavori un “teatrino” ma quello al quale abbiamo assistito e stiamo assistendo nei primi mesi del governo Prodi ci lascia effettivamente stupefatti e con noi, ovviamente, molti italiani. Il cabaret è iniziato la notte delle elezioni allorquando migliaia di attivisti del centrosinistra, accorsi in piazza a Roma per festeggiare l’annunciata “schiacciante” vittoria” contro Berlusconi, hanno dovuto aspettare il giorno dopo per sapere chi avesse realmente vinto la tornata elettorale e scoprire quindi che in realtà la differenza tra i due schieramenti era poco più di 24000 voti. Di seguito abbiamo assistito alla farsa della distribuzione degli incarichi, ministeriali e non, alla pletora di partiti che hanno appoggiato il “Professore” e, al contrario di quanto promesso in campagna elettorale, essi sono aumentati notevolmente. Ma questo non era altro che l’antipasto, e constatando che al peggio non c’è mai fine, abbiamo dovuto sorbirci la “manovrina” di aggiustamento dei conti pubblici in estate dato che secondo Padoa Schioppa e Visco eravamo alla canna del gas ed urgeva una brusca virata in tema di bilancio pubblico. Di questo passo arriviamo di
gran carriera all’”affaire” Telecom, allorquando il braccio destro e consigliere per gli affari economici di Romano Prodi, il buon Rovati, si deve dimettere per le polemiche suscitate dalla pubblicazione da parte della stampa di un suo piano per definire il riassetto della maggiore società di telecomunicazione italiana, piano che a detta di Rovati il Professore non conosceva neppure pur essendo stato trasmesso ai dirigenti Telecom su carta intestata della Presidenza del Consiglio! E anche questa volta il Professore, pur sacrificando il suo braccio destro sull’altare della politica, passa indenne queste estemporanee forche Caudine che gli si sono parate all’improvviso durante il suo viaggio in Cina e come un novello Marco Polo riesce a ritornare in Italia sano e salvo dopo molte traversie. Il Nostro allora, seppur ancora frastornato dall’attacco respinto alla meno peggio, si ributta con rinnovata foga e vigore nell’agone politico per ristabilire il controllo della situazione e far vedere chi comanda, ed è infatti dopo l’estate che Prodi insieme alle teste d’uovo del centro-sinistra partorisce la più disastrosa legge finanziaria che contribuente ricordi. Ma si sa, la situazione economica del
Paese a causa degli sfracelli fatti dal “Berlusca” nel precedente governo è tragica, come non perde mai occasione di ricordare Enzo Biagi, ad esempio, i vecchi sono costretti a rivoltare i cappotti oramai usurati perché non hanno i denari per acquistarne di nuovi come avveniva durante il Ventennio e quindi bisogna intervenire con una cura da cavalli perché l’Italia è allo stremo. Ma allo stremo sono i cittadini che non riescono a capire perché con l’aumento esponenziale delle entrate tributarie che si è avuto nel 2006 le tasse debbano essere indiscriminatamente aumentate e debbano essere sempre e solo le loro cinte ad essere strette, ma si sa se fior di economisti del calibro di Prodi, Padoa Schioppa, Visco, e quant’altri parlano di catastrofe imminente qualcosa di vero ci deve pur essere e se poi “Repubblica”, “Corriere della Sera” e compagnia scrivente si aggiungono alle lamentazioni ecco che la fine è ineluttabile. Ma al ridicolo come ricordavamo non c’è mai fine, e così il Governo Prodi dopo aver affrontato l’onta della tirata di orecchie del Presidente della Repubblica Napolitano, supera di stretta misura la richiesta bluff della fiducia parlamentare. In questo caso però la
figura barbina maggiore la fa il ministro degli esteri D’Alema, che prima annuncia le proprie dimissioni da capo della Farnesina se la sua proposta di rifinanziamento della missione in Afganistan non avesse ottenuto la maggioranza richiesta al Senato per poi fare spallucce quando ciò non è avvenuto. E la lotta tra Prodi e D’Alema su chi tra i due è più “faccia di bronzo” continua più recentemente con la storia della liberazione del giornalista di “Repubblica”, Daniele Mastrogiacomo, rapito dai Talebani in Afganistan, in cambio della scarcerazione di cinque pericolosissimi fondamentalisti islamici. Ebbene in questa occasione i due si superano: il Presidente del consiglio prima afferma che la liberazione è avvenuta per merito di Gino Strada e della sua Emergency senza che il Governo o i servizi segreti abbiano mosso dito, poi dà il “merito” al presidente afgano Karzai che intanto tace dalla meraviglia, mentre il Ministro degli Esteri di ritorno dagli Stati Uniti racconta “coram populo” che durante una cena a quattro occhi con “Condy”Rice ha ricevuto i complimenti ed il suo avallo per la brillante operazione di intelligence svolta per la liberazione del giornalista italia-
no. Tempo un’ora e arriva da oltre oceano la smentita di tale ricostruzione dell’incontro tra il “leader Massimo” e la Rice, che anzi rincara la dose affermando che in futuro mai si dovrà trattare con i terroristi e liberarne qualcuno in cambio di ostaggi occidentali. Questa maniera di operare non causerà altro che l’aumento di rapimenti e metterà ancora di più in pericolo le forze militari in campo sullo scacchiere afgano. Ma d’altronde cosa si poteva aspettare quell’ingenua della Rice da D’Alema se il segretario del partito di cui fa parte il Ministro degli esteri ha proposto di fare una conferenza di pace per l’Afganistan a cui devono essere invitati pure i Talebani? E a questo punto dopo il caso Sircana e delle sue foto con un trans apparse e poi scomparse e poi di nuovo riapparse dalle parti del “Corriere della Sera” non sappiamo più cosa il teatrino della politica ci possa offrire di più comico o tragico se volete. Anzi no, qualcosa di più tragicomico, c’è: l’ha purtroppo offerto il voto a favore alla mozione sull’Afganistan del centro sinistra da parte dell’UDC di Casini al Senato. Ma presto o tardi una risata li seppellirà…
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Afghanistan: Cossiga, soldato italiano ferito da talebani un 'provocatore'
(Adnkronos) - ''Un soldato italiano ferito dai talebani? Un provocatore che spero il Ministro della Difesa, dopo che egli sara' curato da Gino Strada, sapra' punire esemplarmente!'' . Lo afferma, ironicamente, il presidente merito della Repubblica, Francesco Cossiga, riferendosi al ferimento di un sottufficiale del 9° Reggimento Col Moschin avvenuto in Afghanistan, nella zona di Farah, ieri, a poche ore dal rilascio del giornalista Daniele Mastrogiacomo.
D’ITALIA
- ESTERI
Venezuela: opposizione, brogli alle elezioni su quasi 3 mln di voti
(Adnkronos) - Il leader della sinistra anti-Chavez in Venezuela, Pablo Medina, ha depositato un esposto al Tribunale Elettorale per chiedere l'annullamento delle elezioni dello scorso 3 dicembre che hanno portato alla vittoria del presidente Hugo Chavez. Medina ha denunciato numerose irregolarita' del voto "che dimostrano che c'e' stata frode aprossimativamente in 2 milioni e 800mila voti ritoccati".
Iraq: meglio Al Maliki di Saddam, sondaggio a 4 anni da guerra
(Adnkronos/Sunday Times) - Nonostante le carneficine, gli scontri settari e gli attacchi suicidi, un sondaggio condotto alla vigilia del quarto anniversario della guerra in Iraq, cominciata il 20 marzo del 2003, rivela un certo ottimismo fra la popolazione civile irachena. L'indagine, la piu' grande realizzata dall'inizio dell'intervento militare nel paese, indica che la maggioranza degli iracheni preferisce l'attuale leadership del premiersciita Nouri al Maliki al regime di Saddam Hussein.
S i n c e r a m e n t e Vo s t r i , a l Q u a e d a
Grazie di cuore a tutti
Prosegue dalla prima
Berlusconi prima e da Fini poi, quando la Francia di Chirac, esercitando la sua influenza indiscussa sulle posizioni via via tenute dai vari Alti Commissari dell’Unione, premeva per girare in chiave anti-americana la crisi irachena e vedere così compiuta la visione gollista di una nuova granduer francese a cui doveva ridursi per estensione la politica estera europea. Sebbene il disegno di Chirac sia fallito e sembri in pole-position per le presidenziali francesi prossime venture il filo-occidentalista Sarkozy e sebbene venga a mancare quindi al Governo Italiano – con buona pace di un Fassino che evoca accordi tra centristi e socialisti di Francia per evitare la sciagura - la sponda parigina, da domani sarà comunque molto più semplice per il Ministro D’Alema evocare scenari “flessibili” nei confronti del nuovo governo palestinese di Haniyeh, un governo che gioverà ricordarlo è votato da un Parlamento in cui il partito di maggioranza assoluta è iscritto nella lista delle organizzazioni terroristiche non solo negli Stati Uniti ma anche nella nostra UE. Sarà molto più semplice far finta di nulla se la televisione dell’Autorità Palestinese manderà di nuovo in onda bambini che si dicono contenti che la mamma è in paradiso perché ha ucciso cinque ebrei. Sarà molto più semplice evocare tavoli di pace e conferenze internazionali che legittimino i tagliagole talebani. Sarà molto più semplice per i vari Gino Strada del momento farsi immortalare gaudenti per il successo nelle trattative di rilascio degli ostaggi grazie alle care amicizie sempre talebane. Sarà molto più semplice dimostrare a tutto il mondo che allo Stato Italiano della propria dignità internazionale interessa fino ad un certo punto. Che la NATO e in fondo anche gli Stati Uniti interessano sì, ma solo fino ad un punto in cui siano questi a spendere soldi “loro” per i necessari investimenti “nostri” nel sistema di Difesa. Non oltre. Sarà molto più facile far finta di nulla se l’Iran di Ahmadinejad sequestra militari di un paese alleato in acque territoriali non sue e li sbatte in TV a recitare ringraziamenti e ad ingozzarsi per dimostrare l’umanità del trattamento pasdaran: non siamo mica la Germania della Merkel che ne richiama l’ambasciatore; ce lo dica l’UE quello che dobbiamo fare! Del resto anche il Congresso di Nancy Pelosi vota il taglio dei fondi alle truppe USA, il blocco dei rinforzi, e la ritirata delle forze americane dall’Iraq il prossimo anno, in qualsiasi scenario ci si ritrovi, non importa. E se non bastasse, il Congresso va oltre – ma qui bisognerà aspettare il parere sulla costituzionalità della Suprema Corte anche se confidiamo comunque sul suo multiculturalismo – approvando una legge che forza il Presidente degli Stati Uniti d’America a dare notizia al Congresso quindici giorni prima su movimenti delle truppe ovunque essi avvengano: se c’è un emergenza? Non importa. Provate ad immaginare al Qaeda che dà quindici giorni di preavviso prima di agire. La legge Pelosi-Murtha, questo il nome dell’atto approvato dal Congresso su cui G.W. Bush ha - per fortuna - già dichiarato eserciterà il diritto di veto, dei marines uccide anche la volontà e il morale, ma per i terroristi in un Occidente lacerato da divisioni, distinguo e non sense, in cui la Amministrazione Italiana, qui sì, recita la parte della protagonista (pensiamo al divieto imposto alle nostre truppe di dare seguito alle richieste di soccorso degli alleati fuori della zona di competenza) tutto ciò rende estremamente chiara una cosa: che noi stiamo perdendo e saranno loro a vincere. Del resto è già una buona notizia, in chiave Califfato, il fatto che negli ultimi anni il nome più utilizzato in Europa per i bambini neonati sia Mohammed. E provate ad indovinare qual è il terzo nome più utilizzato per i neonati bambini francesi: sempre Moahmmed. Avete indovinato. Tutto quanto sta avvenendo negli ultimi giorni rappresenta la manifestazione esemplare che l’Occidente non ha più voglia di credere in se stesso e si butta nelle braccia di un nemico trasversale e asimmetrico quanto volete ma che ha ben chiaro l’obiettivo (il Califfato) e ha capito molto bene come raggiungerlo e in quali tempi. Immigrazione clandestina, terrorismo, ricatto economico, prima che si esauriscano le riserve petrolifere. Ad esso, al nostro nemico, noi stiamo spiegando molto bene che se
riesce a resistere un anno in più in Iraq, se riesce a tenere e magari a mostrarsi capace di una controffensiva in Afghanistan e compie qualche altra strage ben fatta di civili a destra e a manca, l’Occidente si ritirerà spaventato consegnandogli il Medio Oriente. Avrà vinto la guerra. L’America, l’Europa, l’Occidente, rimarranno soli. E finalmente i terroristi potranno venire direttamente da noi. Il sacrificio della Patria è compiuto. L’onore è perduto. Il Gruppo Parlamentare dell’UDC no. Giampiero Ricci
Ruoli e poteri in Medio Oriente
Nuove prospettive, vecchi problemi
Ogni entità ha necessità di manifestare la sua importanza e influenza in questioni che reputa importanti o per il contesto o per la sua immagine. Negli ultimi anni questa tendenza ha portato a commettere errori grossolani che verranno pagati in anni di instabilità e migliaia di vite e umane. Quello che spesso accade è il perdere di vista la propria reale dimensione. L’Italia anche in questo non fa eccezione. In tempi record, diplomaticamente parlando, il Governo del nostro Paese è riuscito a passare da un amichevole “bye bye Condie”, al “non è come credi, posso spiegare” degno di un banalissimo B movie. Ancora una volta il panorama è decisamente diverso da quello che leggiamo spesso nelle parole del nostro Ministro degli affari esteri: che lo si accetti o no, il mondo attuale si muove da una parte con la direzione d’orchestra degli Stati Uniti e dall’altra con il volere (troppo raramente palesato) dell’Arabia Saudita. In fondo si potrebbe affermare che la situazione è confusa ma meno complessa di quanto non lo fosse poco temo fa: la questione in occidente è nota, in medio oriente meno e fortunatamente si è chiarita con l’iniziativa del vertice palestinese a La Mecca e con quello della Lega Araba di questi giorni a Riad. Quando il Regno Saudita si muove anche un “libero pensatore” come Ahmadinejad lascia spazio a esternazioni diplomatiche, gentilezza che non rivolge ad altri. In un momento di transizione fin troppo lungo, avere interlocutori identificati nei loro ruoli è fondamentale e questa volta sembra confermarsi un’asse, congiunto da un’alleanza, sebbene un po’ ambigua, tra USA e il Regno Saudita. Ma cosa sta succedendo esattamente? Anche se il Ministro D’Alema continua a sostenere che il problema principale è la costituzione di uno Stato palestinese, i fatti stanno spostando il baricentro dell’equilibrio in medio oriente su Tehernan. Finalmente sembra che il mondo occidentale e quello mediorientale cerchino, lentamente, di isolare l’lran, impauriti dai continui dinieghi ad ascoltare l’ONU, preoccupati dalle esternazioni del suo Presidente e soprattutto terrorizzati da una corsa al nucleare che sta rischiando, come ampiamente previsto, di vedere la partecipazione anche di altri attori. Per anni i potenti hanno fatto a gara a chi aveva la cura per il problema israelo/palestinese, basando le loro teorie su una certezza: senza l’avallo dei diretti interessati, una volta superato il periodo della guerra fredda, qualsiasi sforzo sarebbe stato sprecato. Da diversi anni oramai però le parti, anche se sempre in contatto, manifestano un attrito che oggi non riesce a essere celato da comunicati stampa ufficiali. Per il Principe saudita la guerra in Iraq ha dato una pericolosa scossa ad un equilibrio molto precario dell’area ed ha permesso ad una Repubblica come quella iraniana di ritagliarsi un ruolo centrale. Questo ovviamente non può essere permesso dai sauditi che, come è palese, hanno, oltre ad una visione politico-strategica diversa da Teheran, anche un problema di conflittualità religiosa. E’ per questo che nel giro di poco tempo, in Arabia Saudita si sono susseguiti due vertici di notevole importanza, uno per la questione palestinese e uno per fare il punto sulla situazione dell’area nella sua interezza e per dare un segno forte e preciso sulla volontà di non procrastinare oltremodo i problemi. Questo non vuol dire che improvvisamente si arriverà ad una pace in medio oriente ma sicuramente ora c’è uno stimolo importante in più. A dialogare devono essere almeno due delle parti che si fronteggiano e anche se Israele si è detto pronto, i nodi da sciogliere sono molti, non ultimo quello più penoso e che nella dichiarazione del summit rimane il meno determinato: “la giusta soluzione del problema dei profughi”, nodo che Israele reputa fondamentale per il suo futuro e che, con l’aggettivo “giusta” non identifica una soluzione tangibile ma un’eventualità ancora tutta da concordare. Ciclicamente accade che nello stesso momento più porte si aprono, mosse dallo stessa corrente, questo sembra essere uno di quei momenti fondamentali; tutti guardano alla partita mediorientale con rinnovata speranza cercando per un momento di mettere in disparte le tensioni e concentrandosi sulla minaccia dell’Iran. E’ il momento di riportare i valori a zero per ricominciare a giocare con una nuova avversaria, questa volta globale come la minaccia che porta con sé. Questo è ciò che succede intorno al tavolo della diplomazia, curioso è vedere come tutto questo sembri contraddirsi nel quotidiano susseguirsi di notizie. Il Governo di Unità Nazionale palestinese è stato finalmente formato, subito le aperture al dialogo e la condivisione di intenti si sono manifestati in evidenze contraddittorie:, è bastato ascoltare i primi proclami del neo primo ministro Haniyeh – resistenza sempre e comunque - e del Presidente Abu Mazen, sempre discordanti sulla questione della dialogo con Israele (concordi come lo sarebbero Berlusconi e Bertinotti in un dibattito sul capitalismo). Il principe Saudita definisce illegale l’occupazione del suolo iracheno da parte degli USA e sembrerebbe aver cancellato una cena in suo onore a Washington. Il Primo Minstro Olmert definisce il suo omologo palestinese un terrorista. L’Italia ritiene i talebani soggetti idonei ad una conferenza di pace mentre ne fa liberare cinque per ottenere la liberazione di un giornalista, generando il disappunto degli alleati. Intanto l’Iran ha sequestrato 15 militari britannici in acque irachene, dando un’accelerata impressionante alle tensioni con l’occidente. Misteri della diplomazia e della politica che un modesto giocatore di Risiko non può capire. Gabriele Polgar
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LA PIAZZA
Google: Wsj, allo studio software per telefonini cellulari
(Adnkronos) - Il motore di ricerca Google starebbe lavorando a un software da installare all'interno dei telefonini cellulari. Lo scrive il 'Wall Street Journal', precisando che il pacchetto andra' ben oltre le normali applicazioni per i telefonini che Google gia' offre ai suoi utenti come le ricerche e le mappe geografiche. "Potrebbe assomigliare maggiormente a una piattaforma strutturata comprensiva di applicazioni integrate per dare accesso ai servizi internet di google", aggiunge il Wsj.
D’ITALIA
- ECONOMIA
Liberalizzazioni: Jannone (FI), scarsi vantaggi per consumatori
(Adnkronos) - ''I consumatori avranno modo di verificare la scarsa rilevanza delle finte liberalizzazioni del governo Prodi. Abbiamo chiesto a piu' riprese di migliorare il testo e il centrosinistra ha risposto con una doppia fiducia, alla Camera e al Senato, vanificando in questo modo il ruolo del Parlamento''. Lo afferma Giorgio Jannone, del direttivo di Forza Italia alla Camera e componente della commissione Finanze.
Imprese: Ups, in Italia per 9 manager su 10 stipendio non e' prioritario
(Adnkronos) - In Italia solo 1 manager su 10 (9%) considera lo stipendio come il principale motivo di soddisfazione professionale, considerando prioritarie sfida intellettuale (53%), costruzione di nuove relazioni attraverso il networking (32%) e buona reputazione (27%). E' quanto emerge dai risultati della sedicesima edizione dell'Ups Europe Business Monitor, in cui 1.450 top manager disette Paesi europei sono stati chiamati ad esprimere le proprie opinioni su diversi temi che influenzano il business in Europa.
Qualche numero per far tornare i conti
A quando la riduzione delle tasse?
Ancora un risultato positivo per le entrate tributarie erariali: a gennaio sono state pari a 30.054 milioni di euro, in crescita dell’8,5% rispetto allo stesso mese del 2006. I dati elaborati dal dipartimento delle politiche fiscali del ministero dell’Economia - calcolati al netto del gettito derivante dalla rateazione residua del condono, pari a 2 milioni di euro - evidenziano un boom per le entrate da imposte indirette che registrano una crescita a due cifre (a quota 10,826 miliardi, +1,308 miliardi pari a +13,7%). Le imposte dirette hanno portato invece nel primo mese dell’anno entrate per 19,228 miliardi (+1,049 miliardi equivalente a +5,8%). Lo rende noto il Dipartimento per le politiche fiscali del ministero dell’Economia, in cui si precisa che il dato è stato calcolato al netto del gettito derivante dalla rateazione residua del condono, pari a 2 milioni di euro. Nel dettaglio delle singole imposte, il gettito Ire è stato di 18.241 milioni di euro (+810 milioni di euro, pari al +4,6%) di cui 18.135 milioni di euro (+767 milioni di euro, pari al +4,4%) derivanti dalle ritenute e 106 milioni di euro (+43 milioni di euro, pari al +68,3%) dall’autoliquidazione. Il gettito Ires è stato di 231 milioni di euro (+117 milioni di euro, pari al +102,6%). Le entrate Iva sono state 5.176 milioni di euro (+231 milioni di euro, pari al +4,7%): 4.019 milioni di euro (+277 milioni di euro, pari al +7,4%) derivano dalla tassazione degli scambi interni e 1.157 milioni di euro (-46 milioni di euro, pari al -3,8%) dalla tassazione delle importazioni. Il Tesoro ha inoltre reso noto che le entrate aumentano grazie ai controlli fiscali: nel mese di gennaio 2007 il gettito derivante dai ruoli è stato di 239 milioni, in crescita del 43,1% rispetto a gennaio 2006. In particolare 160 milioni di euro (+48,1% su gennaio 2006) sono arrivati dalle imposte dirette e 79 milioni (+33,9%) dalle imposte indirette. Dai dati emerge un’impennata delle entrate da addizionali e Irap: il gettito derivante dagli enti territoriali e dagli enti locali è stato pari a 1.323 milioni di euro, in crescita del 9,2% rispetto a gennaio 2006. In particolare, per quanto riguarda l’addizionale regionale all’Ire (Irpef), le entrate di gennaio sono state pari a 165 milioni (+6,5%). Più consistente la crescita del gettito dell’addizionale comunale Ire (+9,4%) e dell’Irap (+9,7%). Il gettito dell’imposta regionale sulle attività produttive nel primo mese dell’anno è stato di 1,123 miliardi di euro. Anche l’Iva conferma il trend positivo: le entrate provenienti dall’imposta sul valore aggiunto sono state 5,1 miliardi (+ 231 mln) con un aumento del 4,7%: 4 miliardi derivano dai consumi interni mentre 1,1 mld (con un calo del 3,8%) dalla tassazione sulle importazioni. Si sta avvicinando il momento di tenere fede all’impegno preso dal governo sulla riduquesta riduzione delle imposte rimane il programma di recupero della evasione fiscale”. Padoa-Schioppa ha quindi precisato che la riduzione della pressione fiscale è “confermata dal Governo in maniera perentoria. La riduzione delle imposte verrà, c’è sono già, sul versante della lotta all’evasione fiscale, alcuni “segni incoraggianti. Ci vogliono però dei segnali concreti che questa riduzione dell’evasione fiscale sia davvero avvenuta”. Sui soggetti ai quali tagliare le tasse il ministro fanno loro, non la politica economica. E viceversa”. Secondo Padoa-Schioppa per trasformare la ripresa in crescita “oggi non significa stimolare la domanda ma stimolare l’offerta”. Le risorse a disposizione per l’alleggerimento del carico fiscale sono comunque limitate rispetto alle richieste. Se è vero che l’emergenza dei conti pubblici è superata e che c’è stato un extragettito tra gli 8 e i 10 miliardi, è pur vero che “le risorse restano comunque limitate”, ha spiegato ancora il ministro sottolineando che il ‘tesoretto’ accumulatosi nelle casse dello Stato non è sufficiente a coprire tutto quanto sarebbe auspicabile. “Poniamo anche che si tratti non di 8 ma di 10 miliardi in più e che su questa cifra si ritenga di potere fare durevole assegnamento ha detto il minsitro dell’Economia al forum della Confommercio a Cernobbio nonostante questo per me le risorse restano limitate perché gli usi che se ne vorrebbero fare sono un multiplo delle risorse stesse”. Padoa-Schioppa ha sottolineato che 7,5 miliardi di euro, pari a mezzo punto di Pil, vanno destinati al risanamento dei conti che “è negli impegni sottoscritti dall’Italia. Il fatto nuovo è che per questa correzione di mezzo punto non dobbiamo fare nulla perché è già acquisita purché non la buttiamo via”.
zione della pressione fiscale. Lo ha garantito il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, affermando: “L’impegno di ridurre le tasse è stato preso con forza da questo governo e si avvicina il momento in cui potremmo farlo. La fonte principale di
l’impegno esplicito del Governo e questo è l’importante. Ormai non è questione di se, ma di quanto e quando. Si tratta di un provvedimento certo, che verrà dalla stabile riduzione del fenomeno dell’evasione fiscale”. Il ministro ha precisato che ci
dell’Economia sembra avere pochi dubbi. “Credo che sarebbe fortemente auspicabile che diminuissero le imposte sulle imprese. L’economia è cresciuta più del previsto - ha aggiunto - e questo è merito sicuramente delle imprese. La crescita la
Inizia l’era degli operatori virtuali
Telefonia in subbuglio
Il panorama della telefonia integrata è in subbuglio: gli americani di AT&T sfidano le più importanti banche per il controllo di Telecom Italia (unico gestore di telefonia ancora in mano ad un’azienda del bel paese). In sede politica invece c’è un acceso dibattito su quello che dovrebbe essere il comportamento del Governo con Bertinotti che invoca il diritto di “una scelta di indirizzo” mentre il protavoce unico del Governo Sircana afferma la sacralità delle scelte autonome di un consiglio di amministrazione e risponde, a chi fa notare le contraddizioni interne alla maggioranza, con un “lasciate che parlino” piuttosto eloquente. L’opposizione stigmatizza l’atteggiamento di parte dell’Unione come “antistorico protezionismo”. Altro fattore nuovo è che il mercato della telefonia in Italia, in continuo sviluppo, anche se sempre sotto la minaccia di un oligopolio, si apre agli operatori mobili virtuali, con annunci che si susseguono di giorno in giorno. Sia Telecom che Vodafone hanno stretto accordi con Coop e Carrefour per questo progetto che mira a frammentare ed aumentare la concorrenza. In trattiva ci sono anche Poste italiane oltre all’interesse di Mediaset. L’operatore virtuale permetterà di fare chiamate nazionali ed internazionali, inviare e ricevere Sms e Mms, effettuare traffico Internet in web browsing ed utilizzare i diversi servizi a valore aggiunto, come qualsiasi cliente di qualunque altro operatore mobile. Il nuovo servizio sarà disponibile su tutto il territorio nazionale ed all’estero, grazie agli accordi di roaming internazionale. Avrà autonomia nelle scelte commerciali e tariffarie, ed una numerazione specifica, ci sarà anche un numero per il customer care dedicato. Gli operatori virtuali potranno assumere direttamente i nuovi clienti senza passare per i concessionari delle reti mobili, basandosi anche su una capillarità diversa sul territorio nazionale. Quello che realmente innoverà il mercato della telefonia mobile saranno la convergenza a tutto campo dei servizi a valore aggiunto dei singoli operatori virtuali che saranno differenziati in base all’attività specifica degli stessi, ad esempio il pagamento di c/c. Per ora partirà la fase sperimentale che poi verrà seguita da un’offerta su larga scala. Questa è una rivoluzione che mette il mercato della telefonia italiano al passo con le realtà
economiche e tecnologiche degli altri Paesi europei. Sul perché i gestori della rete mobile debbano favorire una
concorrenza “interna” alla loro rete, bisogna ricordare che è il modo per chiudere un’eventuale procedura di infrazione la cui
istruttoria è stata avviata dall’Antitrust per Vodafone, TIM e Wind, quasi due anni fa, per abuso di posizione dominante.
Curioso sarà capire come, con queste nuove prospettive, l’Antiturst riuscirà a impedire un nuovo cartello.
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LA PIAZZA
Etiopia: 'La Repubblica', a 2 anni da restituzione obelisco Axum ancora in pezzi
(Adnkronos) - Sono passati due anni da quando l'Italia ha restituito all'Etiopia l'obelisco di Axum, trafugato nel 1937 da Mussolini, ma la stele simbolo dell'indipendenza etiopica, non e' stata ancora ricomposta e giace in terra nel Parco delle stele, divisa in tre tronconi. La notizia e' riportata da 'La Repubblica'. Secondo quanto riferisce il quotidiano non ci sono i soldi per poter erigere l'obelisco.
D’ITALIA
- ATTUALIA’
Sicurezza: Santelli (FI), maggioranza pensa di avere l'esclusiva della piazza
(Adnkronos) - "Sembra che le manifestazioni di protesta debbano in Italia essere ormai esclusivo appannaggio della maggioranza parlamentare e degli esponenti di governo". A sostenerlo e' Jole Santelli, Responsabile sicurezza e immigrazione di Forza Italia, che cosi' replica alle osservazioni espresse da alcuni esponenti della maggioranza e di Governo sulla manifestazione promossaa Milano per il prossimo 26 marzo contro la criminalita'.
Milano: Hacker diventa 'consulente' pm e patteggia pena
(Adnkronos) - Un giovane hacker ha patteggiato la pena a 'solo' 30 giorni, poi convertiti in multa, dopo essere diventato in qualche modo 'consulente' del magistrato che lo aveva indagato. E' la storia di un giovane studente universitario milanese che, per divertimento o come semplice atto dimostrativo, aveva violato le banche dati di alcuni siti accademici.
Litigi, ripicche e pessime figure
Equilibrismo
Il ministro D’Alema, che continua a piccarsi d’essere un grande statista (considerazione avvalorata da cosa non è dato sapersi), uno di quegli uomini che la storia la fa, non la subisce, ha tirato fuori dal cilindro l’ennesimo coniglio: la gestione del caso Mastrogiacomo. Un pressapochismo unico, proverbiale, culminato con la liberazione di terroristi costati le vite di molti soldati alleati (probabilmente amplificato dalla vergognosa ignoranza dell’inglese da parte di un Ministro degli Esteri), che ha condotto al tragicomico pasticciaccio con la Rice. Oltretutto, per risolvere l’intricatissima questione afghana teatro di nuove tensioni Fassino (assieme all’immancabile Bertinotti) aveva pensato “bene” di proporre un dialogo coi Talebani, assecondando in tal modo il gusto sadico di ampie fasce della propria maggioranza - di governo, ma anche di partito (vedi „correntone”) - per questioni di equilibrio interno. Allora D’Alema, estremamente esperto in crisi al buio e ribaltoni, convinto di riparare, ha messo in risalto la peculiare abilità della sinistra in fatto di autogol, smentendo tutti, zittendo Fassino e creando altre tensioni sottopelle. Questo modo di fare non è un mistero più per nessuno ormai. Con il sinistra-centro al governo, ogni atto, ogni dichiarazione, ogni provvedimento, di qualsivoglia sorta esso sia, non va considerato sic et simpliciter, ma occorre leggerlo in un altra accezione, legata agli equilibri interni alla maggioranza. Occorre sfamare dei figli voraci. Ciò comporta uno zig zag intollerabile, che fa dell’azione di governo un autentico monstrum - senza capo né coda. Accontentare ora l’uno ora l’altro infatti, non può che favorire una politica monca che legata agli umori dell’uno o dell’altro le preclude la credibiabbiamo assitito increduli ultimamente. Del resto, di questa realtà, non fece mistero nemmeno il predispetto della faccia, che in tal caso è davvero un optional. Però, a svalutazione ulteriore di tale ignobile attività, occorre sottolineare che tali posizioni oltre a non giovare affatto al Paese, non giovano nemmeno alla maggioranza. Il sinistracentro oggi, come ieri, come domani, come sempre è in tempesta. L’unico risultato concreto è l’ indebolimento del Paese, che ci condurrà - attraverso uno scellerato circolo vizioso - all’inesorabile declino. Adesso, ditemi cosa vuol dire in termini di opportunità politica il tentativo di coinvolgere i Talebani nel processo di pacificazione dell’Afghanistan se non un maldestro tentativo di andare a placare - in ossequio alla folle logica legata alla legge di compensazione - le ire delle componenti della maggioranza contrarie al rifinanziamento delle missioni? E cosa comporta il tutto? Che l’esecutivo - nella figura rammollita di Prodi - diventa ancor più ricattabile e che, sullo scacchiere internazionale, l’Italia perde punti. Inoltre, e qui l’inettitudine si fa lampante, emerge il fatto che un governo proiettato e concentrato esclusivamente su se stesso e sulle proprie magagne, impegnato in gare di equilibrismo per non collassare da un momento all’altro, non può durare affatto. Può semmai portare se stesso e il Paese allo scatafascio. Per concludere, invitare i Talebani ad un tavolo, infatti, significa riconoscerli e quindi rafforzarli, fino ad arrivare a considerarli degli interlocutori validi. Cosa, questa, da evitare tassativamente. Ma questo né l’equilibrista D’Alema, né i giocherelloni Fassino e Bertinotti l’hanno capito. Del resto, nessuno di loro conosce l’inglese. Francesco di Rosa
lità che si richiede a un governo. Questa doppia lettura, dunque, legata a questo sciagurato governo - Prodi tris - (ma Romano mette solo il nome, il programma è degli altri) s’impone perciò a tutte le scelte cui
stanome Romano, quando dichiarò che l’imperativo categorico di questa maggioranza è durare. Non “fare - e bene - il proprio dovere”, bensì reastare aggrappati ai propri posti il più a lungo possibile. Spesso a
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LA PIAZZA
Fumetti: e' morto Rogers, rivoluziono' grafica di Batman
(Adnkronos) - Il disegnatore americano Marshall Rogers, che tre decenni fa ha introdotto la rivoluzione grafica nei fumetti di Batman, da allora diventati sempre piu' 'dark', e' morto nella sua casa di Fremont, in California, all'eta' di 57 anni per cause imprecisate. Lo ha annunciato la sorella Suzanne Schmachtenberger, precisando che sono in corso accertamenti sul decesso.
D’ITALIA
- CULTURA
Mostre: il Quirinale celebra 50 anni dei trattati di Roma
(Adnkronos/Adnkronos Cultura) - E' il "Ritratto di gentiluomo", detto anche "L'uomo dagli occhi verdi", il capolavoro di Tiziano che rappresenta l'Italia e la sua storia nella mostra "Capolavori dell'arte europea", allestita nella Sala dei Corazzieri nel Palazzo del Quirinale per celebrare il 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma.
Padova: Galileo, scoperti cinque disegni sulla luna
(Adnkronos) - Galileo Galilei (1564-1642) non solo osservo' la Luna con il suo canocchiale, ma anche la dipinse. Dopo quattro secoli sono stati ritrovati cinque acquerelli, disegnati e colorati dalla mano di Galileo, direttamente negli spazi liberi di alcune pagine della prima copia del ''Sidereus Nuncius'', pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1610: l'opera, che raccoglie le osservazioni dell'astronomo pisano sulle forme e i crateri lunari, fu pubblicata in 550 esemplari e subito decreto' la fama dello scienziato.
Psicologia nella democrazia
Freud: uomo e civiltà
una migliore comprensione dell’esistenza dell’individuo, del suo rapporto con la società e con la civiltà. La psicoanalisi ha inferto l’ultimo colpo all’illusione che la civiltà fosse dispensatrice di felicità: studiando i meccanismi della nevrosi, essa dimostrò che l’uomo diventa nevrotico quando non sopporta il peso della frustrazione imposta dalla società per servire gli ideali civili. Si comprese che se queste pretese potessero essere almeno in parte ridotte, tornerebbe la possibilità di essere felici. Bisognerà allora, occuparsi dell’essenza di questa civiltà il cui fine, ossia la felicità umana, è stato messo fortemente in dubbio. Per civiltà si intende l’insieme delle realizzazioni e degli ordinamenti che differenziano la nostra vita da quella dei progenitori; queste realizzazioni servono a due scopi: proteggere l’umanità contro la natura e regolare le relazioni degli uomini tra di loro. Se non ci fosse l’intento di regolare queste ultime tra di loro, esse sarebbero soggette all’arbitrio dei singoli. La vita umana in comune è dunque resa possibile se si afferma prima di tutto, una maggioranza più forte di ogni singolo; questa sostituzione del potere della comunità con quello del singolo è uno dei passi significativi verso la civiltà. L’essenza della civiltà starà quindi nel fatto che i membri della comunità si limitano nella loro possibilità di soddisfacimento. Il risultato dovrà quindi essere lo stabilirsi di un diritto al quale tutti hanno contribuito con il loro sacrificio pulsionale. La libertà individuale non sarà quindi una risultante dell’incivilimento. Una libertà al grado massimo vi era prima dell’istituzione di qualsiasi civiltà, benché l’individuo facesse davvero una gran fatica a difenderla. Con la civiltà, la libertà individuale subisce delle fortissime restrizioni. Gran parte degli sforzi dell’umanità si concentrano nella necessità di trovare un punto d’incontro tra le esigenze individuali e quelle collettive; uno dei problemi principali è se questa meta sia raggiungibile nella forma particolare assunta dalla civiltà o se questo conflitto sia irrimediabilmente insanabile. L’incivilimento è un processo particolare al quale l’umanità tende e che può essere caratterizzato dalle modificazioni che esso produce nelle disposizioni pulsionali dell’uomo. Mettendo in relazione il processo d’incivilimento e l’evoluzione libidica del singolo, si noterà che diverse pulsioni sono spinte a spostare le loro condizioni di soddisfacimento. Per questo la sublimazione pulsionale è un segno distintivo dell’incivilimento. Si può affermare con certezza, dice Freud, che la “frustrazione civile” domina il vasto campo delle relazioni sociali degli uomini. Altro scopo della civiltà è quello di legare libidicamente tra loro i membri della comunità e per questo, si serve di ogni mezzo per procurare forti identificazioni, raccoglie enormi quantità di libido inibite nella meta, rafforzando così i legami comunitari attraverso l’amicizia. Ma perché la civiltà spinge verso questa via? L’uomo di certo non è una creatura mansueta, docile e tranquilla, ma è necessario attribuire al suo corredo pulsionale una notevole e significativa dose di aggressività; e questa tendenza all’aggressività è il fattore che più di ogni altro turba i rapporti con il prossimo e obbliga la civiltà ad un’azione forte e immediata. C’è inoltre da sottolineare che i moti pulsionali disordinati sono senza ombra di dubbio più forti e travolgenti degli interessi razionali; ecco di qui la necessità di ricorrere a identificazioni e legami di sentimento inibiti nella meta. La civiltà quindi, impone sacrifici non solo alla sessualità, ma anche all’aggressività dell’uomo, cosicché, si può affermare, paragonando l’uomo civile a quello primitivo che, il primo ha rinunciato ad una parte consistente della sua felicità per un po’ di sicurezza. La tendenza aggressiva è nell’uomo una disposizione pulsionale, originaria e indipendente. E’ in questa pulsione irriducibile che la civiltà trova il suo ostacolo più grande. L’incivilimento invece, è un processo al servizio dell’eros, che ha lo scopo di radunare in sempre più vaste unità, prima individui isolati, poi famiglie, stirpi e nazioni, fino a formare il cosiddetto genere umano. La pulsione aggressiva dell’uomo è figlia e massima rappresentante della pulsione di Morte (Thanatos), che inesorabilmente si contende e condivide il dominio sul mondo con Eros. Così il significato dell’evoluzione civile si identifica nella lotta tra Eros e Thanatos; questa scontro è l’essenza della vita e perciò l’evoluzione civile si può definire come la dura lotta per la vita della specie umana. “Il problema fondamentale del destino della specie umana a me sembra sia questo: se, e fino a che punto, l’evoluzione civile degli uomini riuscirà a dominare i turbamenti della vita collettiva provocati dalla loro pulsione aggressiva e autodistruttrice” (“Il Disagio della civiltà” pag 280). Il tempo presente merita poi riguardo a ciò, un pensiero in più: “ Gli uomini adesso hanno esteso talmente il proprio potere sulle forze naturali, che giovandosi di esse sarebbe facile sterminarsi a vicenda, fino all’ultimo uomo”( “Il Disagio della civiltà” pag. 280). Freud in “Disagio della civiltà”, sottolinea l’incredibile effetto paralizzante che può provocare il rapporto con l’altro,nel quale si scarica la pulsione di aggressione. Sono sicuramente diverse le fonti di dolore che affliggono l’uomo, ma tra queste, solo il rapporto con l’altro comporta un irriducibile senso di dispersione. Freud riconosce che il pericolo più grande per la convivenza con gli altri, può venire proprio dalla incapacità di affrontare “l’altro da sé”: una conseguente dinamica potrebbe essere quella che porta l’individuo singolo a chiudersi, per proteggere il suo sogno di unicità tipico della “fase narcisistica” del soggetto, recidendo così ogni legame emotivo con gli altri. Lo scopo diventa allora quello di evitare il dispiacere e mirare alla felicità della quiete. Ma dice Freud, ai tempi moderni, l’uomo è irrimediabilmente proiettato verso altri individui, poiché quel processo democratico che sembra ormai investire ogni ambito della vita moderna, ha come suo presupposto essenziale “l’esame di realtà” senza il quale non è possibile alcuna sincera accettazione del confronto con l’essere altro da sé; in queste circostanze, il senso del proprio sé è fortemente ridimensionato, poiché si deve prendere l’abitudine a parlare al plurale e devono essere abbandonati i propri sogni di onnipotenza, poiché non c’è altra via che permetta il trionfo di Eros sulla distruttività che è posta alla base, di un ritorno della propria libido sull’io. Ogni attività perciò, acquista valore se cerca il contatto con l’altro; i modi per erotizzare la realtà sono molti, essenziale resta il fatto di usare la libido per porre il piacere al di sopra della fuga dal dolore. In questo contesto, dice Freud, ricorrere all’ebbrezza della droga o a fantasie deliranti è inutile, anzi deleterio, poiché questo atteggiamento indica solo l’incapacità “dell’uno” di fare i conti con la realtà; l’esaltazione o la pace che con esse si può raggiungere, non derivano veramente da una comprensione o elaborazione della realtà, ma sono solo esperienze artificiali nelle quali il proprio io è soggetto passivo. La democrazia, intesa anche in un senso più strettamente esistenziale, il cui perno fondamentale è l’uguaglianza di tutti, non può trionfare senza Eros; senza l’impiego di Eros essa resterebbe schiacciata dalle forze delle pulsioni di distruzione e di aggressione insite nella natura umana. Questo perché è proprio quella uguaglianza di tutti che sciocca “l’uno”: se l’uno, di fronte a tanta pluralità, invece di scegliere di arricchire la realtà con la sua libido, decide di ritirarsi e di non abbandonare i suoi sogni di Superuomo, lascia libero sfogo alle sue pulsioni aggressive contro una realtà che non gli permette di raggiungere i suoi sogni di onnipotenza. La restrizione emotiva insegna Freud, è un concentrato di odio. L’uomo deve essere pronto ad accettare i suoi limiti, cercando di valorizzare la sua seppur piccola vita di fronte alla grandezza della storia umana. Da qui sottolinea Freud, l’importanza della parola, della comunicazione e delle emozioni; elaborare il proprio disagio, questo è il messaggio di Freud. Il disagio è un alleato della guerra e della violenza, perciò nemico di un genuino vivere armonioso. Tanto più il mondo degli altri è onnipresente ed esteso, tanto più l’uomo è spinto a togliere valore agli altri individui, poiché la pulsione di morte fa conservare e consumare l’uomo nella voglia di assoluto; invece l’uomo deve accettare i suoi limiti e con ciò la sua realtà esistenziale. In questo contesto le coercizioni sociali risultano essere dei compromessi che evitano si, una completa felicità, ma anche una assoluta infelicità; perciò anche la sublimazione delle pulsioni diventa un aspetto fondamentale per la società, poiché grazie ad essa, le mete pulsionali possono non soggiacere alla frustrazione proveniente dai dettami del mondo esterno e trovare comunque in esso un certo soddisfacimento. Sebbene egli riconoscesse le soffocanti restrizioni civili, affermava comunque la necessità e la validità di certe limitazioni intrinseche all’esistenza, perché l’incivilimento potesse avere forza sufficiente per proteggere gli uomini l’uno dall’altro. Ora è ancor più chiaro che, la costituzione della società ha come fine l’incivilimento, non la libertà. Freud mette in luce con estrema chiarezza l’instabilità umana e le guerre civili che si scatenano nell’uomo al momento in cui egli si trova a fare i conti con la pluralità; ma Freud ricorda anche che, una sempre maggiore conoscenza di sé, libera l’uomo paziente dalle tirannie e disarmonie interne, perché ciò gli fornisce i mezzi attraverso i quali egli diventa capace di accettare i propri limiti, condizione questa fondamentale e preliminare per l’autorealizzazione. Uno degli intenti di Freud era sicuramente quello di migliorare la società moderna , di renderla meno ipocrita, di farne un fardello meno pesante per l’uomo, di modo che l’individuo potesse imparare a vivere erotizzando la realtà. Ilaria Parpaglioni
Questo articolo si propone di proseguire la riflessione su quei profondi vissuti psicologi che lo scenario democratico suscita nell’individuo e su come l’uomo vive il rapporto con “l’alterità”. Sarà Freud ad illuminarci il cammino; ma il pensiero di Freud che verrà espresso qui, è solo la punta di un iceberg, quindi, questo articolo si pone inoltre, il non modesto intento, di invogliare ad approfondire la conoscenza del grande pensatore. Freud, sebbene sia conosciuto come il padre della psicoanalisi, ha moltissimo a che fare con la filosofia (da lui non amata affatto), dato che nello studio della filosofia è compresa la profonda analisi dell’esistenza dell’individuo, dei suoi tormenti, delle sue guerre, delle sue inclinazioni, della sua felicità e dei suoi rapporti con gli altri. Senza alcuna ipocrisia e senza alcun pregiudizio, con profondo realismo e disincanto, egli si lancia nell’analisi dell’individuo e dei suoi problemi più inconsci e reconditi, costruendo così un sistema che per la sua grande sincerità, arriva a mettere in discussione le più salde tradizioni, la più salda moralità e i più saldi principi sui quali era fondata la società del suo tempo. La sua, si mostra così una psicologia del profondo, che fa vibrare i tormenti più forti dell’individuo, quali inevitabilmente, trovano una delle loro fonti principali nel mondo esterno. In tal modo, studi sulla civiltà e psicologia del profondo s’intrecciano, ma senza mai confondersi, poiché Freud ha un unico grande interesse: l’uomo. La grandezza del pensiero di Freud si denota in diversi aspetti, ma uno in particolar modo, potrebbe interessare ai nostri scopi: egli ha inquadrato l’origine dei problemi della società a lui contemporanea, nella psiche dell’uomo. Il passo seguente può dare un’idea di quanto in effetti, il rapporto tra il singolo individuo e la società è ineludibile e intrecciato: “La contrapposizione tra psicologia individuale e psicologia sociale o delle
masse, contrapposizione che a prima vista può sembrare molto importante, perde, a una considerazione più attenta, gran parte della sua nettezza. La psicologia individuale verte sull’uomo singolo e mira a scoprire per quali tramiti questo cerca di conseguire il soddisfacimento dei propri moti pulsionali, ma solo raramente, in determinate condizioni eccezionali, riesce a prescindere dalle relazioni di tale singolo con altri individui. Nella vita psichica del singolo l’altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico, e pertanto in questa accezione più ampia ma indiscutibilmente legittima, la psicologia individuale è anche fin dall’inizio, psicologia sociale” ( Freud “ Psicologia delle masse e analisi dell’io” pag.65 ). Il disagio dell’uomo nella società e i suoi profondi problemi di adattamento all’esistenza, non sono più con Freud, meravigliose e incredibili intuizioni di poeti e filosofi, ma diventano problemi strutturali, insiti nella natura umana. Essi si caricano così, di profondi contenuti realistici e tanto più sono fondati e provati, tanto più diventano seri e angoscianti poiché, trovano il loro fondamento nella natura umana. L’analisi freudiana dell’individuo perciò, diventa l’analisi di un individuo che è ben addentrato nella realtà del suo tempo, realtà dalla quale non può affatto prescindere. Dietro alla consapevolezza dell’esistenza di costrizioni interne all’individuo e dietro alla consapevolezza che l’io conscio è solo la parte visibile di un iceberg, c’è da parte di Freud, la profonda e continua ricerca di libertà; una continua ricerca per liberare l’uomo, per quanto possibile, dai suoi profondi disagi. Viene da sé, quanto questi studi si carichino di profondi contenuti esistenziali e quanto Freud rifletta sulla realtà del suo tempo attraverso l’analisi del suo protagonista principale, l’uomo. E’ enorme e toccante il contributo che Freud ha dato per
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LA PIAZZA
Usa: Houdini avvelenato? Richiesta dai parenti riesumazione corpo
(Adnkronos) - Il leggendario illusionista, Harry Houdini, non smette di creare mistero neanche dopo la sua morte, avvenuta ben 30 anni fa, la notte di Halloween del 1926. Un suo discendente -George Hardeen nipote del fratello dell'illusionista - ha ora deciso di chiedere la riesumazione del corpo per verificare se sia stato avvelenato, scrive il quotidiano americano Newsday.
D’ITALIA
- SPETTACOLO
Cinema: e' morto Rosenberg, diresse 'Nick mano fredda'
(Adnkronos) - Stuart Rosenberg, il regista americano che diresse 'Nick mano fredda' (1967), capolavoro con Paul Newman, e' morto nella sua casa di Beverly Hills, in California, all'eta' di 79 anni. Il direttore cinematografico e' stato stroncato da un attacco cardiaco, ha detto il figlio Benjamin, annunciando la scomparsa del padre. Il regista e' stato anche l'autore di 'Amityville Horror' (1979) e 'Brubaker' (1980), uno dei migliori film di Robert Redford.
Cinema: Olmi, 'centochiodi' per dire addio al cinema
(Adnkronos/Cinematografo.it) - "Voglio andare tra uomini comuni da uomo comune". Con queste parole il regista Ermanno Olmi si congeda dal cinema di finzione: ''centochiodi'' , in uscita il 30 marzo in 100 sale italiane, e' il suo ultimo film. ''All'eta' di 76 anni si vogliono fare film costosi, ma il cinema e' anche industria: per me e' uno scrupolo ridare al Ministero i soldi che ti finanzia''.
AL
CINEMA
Intrigo a Berlino
Torna all’attacco la coppia Clooney e Soderbergh 1945, una jeep con a bordo il corrispondente di guerra Jake Geismer (un George Clooney ingolfato nella sua divisa militare) e il suo autista, il caporale Tully (Toby Maguire), che si muove tra le rovine di Berlino e Potsdam, dove la conferenza di pace dei leader dei paesi vincitori disegneranno il mondo della seconda metà del Novecento. Gli intrighi, le colpe, la disperazione, gli inganni, la ragnatela di rapporti loschi, la violenza esplicita ed ambigua del noir, Clooney e la donna amata Lena (una seducente Cate Blanchett in black), i traffici di Tully, le spie e le controspie, i pedinamenti e gli agguati, sono raccontati con la stessa tecnica e con alcune delle inquadrature, amorevolmente ricostruite, di Notorius, Casablanca, Testimone d’accusa, Il terzo uomo. Oltre al bellissimo e nostalgico bianco e nero anche gli obiettivi di ripresa sono da museo del cinema per far rivivere le atmosfere d’epoca. La musica e la recitazione, di impostazione teatrale, ricalcano uno stile prelevato dalle bobine di una moviola della memoria visiva. La storia procede, secondo la grammatica di alcuni film noir, spostando costantemente il punto di vista tra i
Diario di uno scandalo
E’ di pochi anni fa la vicenda dell’insegnante americana finita in carcere per la relazione con uno studente. Del rapporto i media hanno rivelato ogni particolare fino all’apparente lieto fine: i due sono oggi sposati. Restano aperte le domande di fondo: cosa spinge una donna matura a sedurre un ragazzino? Perché un teenager ricerca una figura così smaccatamente materna? E quale ruolo giocano i comprimari: mariti, padri, amici, persino figli? Diario di uno scandalo, l’intenso film di Richard Eyre tratto dal romanzo di Zoe Heller che a quella “tragedia americana” sembra ispirato, risponde implicitamente ai quesiti facendo piazza pulita dei luoghi comuni e rifuggendo i momenti a base erotica per concentrarsi sui sentimenti, sulle paure, sulle nevrosi dei protagonisti. Sheba, l’infelice quarantenne interpretata da Cate Blanchett, il giovane amante Steven, il comprensivo marito Richard, sono artefici del proprio destino pur essendo in qualche modo inconsapevoli di ciò che stanno facendo. Il diario dello scandalo è il quaderno su cui l’anziana signora di nome Barbara, ultrases-
personaggi principali e con il punto di vista slitta e si muove la presunta verità dell’intreccio. Si segue il film con la stessa curiosità con cui si sfoglia un
libro sul vecchio cinema, grazie anche all’abilità di Soderbergh che stimola nello spettatore un atto di fiducia e complicità, permettendo di abbandonarsi alla visione del film.
santenne ( i cui panni sono vestiti dall’impareggiabile Judi Dench) ferma pensieri
ed emozioni, ma soprattutto il dolore che ne ha congelato l’esistenza.
Hollywoodland
Allen Coulter, regista televisivo famoso per Sex & the City e I Soprano, sceglie (per il suo esordio al cinema) un noir ambientato nel quartiere della speculazione edilizia e cinematografica per antonomasia come La Dalia Nera, e fa decisamente meta. Un Adrien Brody sempre impeccabile è Louis Simo, investigatore scapigliato e (in)dolente, la bella e sofferente Diane Lane è Toni, moglie adultera del produttore MGM Eddie Mannix (Bob Hoskins, perfetto). Ben Affleck è il primo Superman televisivo, George Reeves, amante di quest’ultima e gallina dalle uova d’oro, da vivo e da morto, un po’ per tutti. George- Superman muore suicida il 16 giugno del 1959, la mamma non ci crede e ingaggia un detective privato, che scopre tutto per non arrivare a niente. Un viaggio negli inferi di Hollywood, tentazione di molti, da Atom Egoyan a Paul Thomas Anderson, raccontato con la giusta cattiveria e un’abile mano nello scrivere, per immagini e con parole, la storia della “città della finzione, in cui ognuno ha la sua verità”. Si è rumoreggiato sulla Coppa Volpi ad Affleck: la sua interpretazione di un attore incapace che vuole il
Alpha dog
Ritratto della moderna gioventù bruciata. Nick Cassavetes dirige Justin Timberlake Un debito non pagato a un giovane spacciatore di droga conduce ineluttabilmente per circostanze che si complicano e sfuggono al controllo - all’omicidio di un 15enne, fratello del debitore. Un’esecuzione ordinata dal giovane boss dopo aver sequestrato il minorenne. Una vicenda assurda, nella California dei giovani bianchi coi soldi, aspiranti gangster che hanno cancellato ogni rispetto etico, lasciandosi dominare da tre pericolosi padroni - droga, sesso, violenza. Una generazione senza modelli positivi di riferimento, genitori compresi. Al confronto, la “gioventù bruciata” di James Dean era roba da colleggiali. Ispirandosi alla cronaca nera dell’agosto 2000, al caso giudiziario di Jesse James Hollywood, Nick Cassavetes ha girato Alpha Dog. Prologo ed epilogo sono da filminchiesta, incluso il lungo resoconto degli eventi scanditi da date, orari e indicazioni dei testimoni processuali. Cassavetes non sa e non intende spiegare le ragioni logiche dell’accaduto, non approfondisce le psicologie
successo, ha una grande dignità. I maligni dicono che interpreti se stesso. Se fosse,
bravo Coulter a sceglierlo, bravo Ben a mettersi in gioco.
dei ragazzi della banda e delle ragazze che frequentano.
Osserva i fatti come l’entomologo osserva gli insetti. Non assolve né condanna...
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1-15/15-31 marzo 2007
LA PIAZZA
Vela: America's Cup, con l'Unveiling Day svelati i segreti degli scafi
(Adnkronos) - Gli undici Challenger e il Defender hanno svelato oggi al Port America's Cup di Valencia il disegno delle chiglie dei loro yacht di Coppa America e non potranno piu' contare sulla segretezza garantita fino ad allora dalle 'gonne' che proteggono gli scafi. Questa tradizione e' iniziata durante l'edizione del 1983 a Newport, quando Australia II celo' per prima la sua famosa chiglia.
D’ITALIA
- TEMPO
LIBERO
Enologia: alla ricerca dei vitigni perduti, al Internet: nello shopping on line italiano vince Vintaly la Puglia presenta l'archenologia il turismo/adnkronos
(Adnkronos) - Alla ricerca dei vitigni perduti per non dimenticare la memoria del vino. I nettari antichi da riscoprire considerati patrimonio del tessuto storico, sociale e culturale del nostro Paese. Molte delle nostre regioni possano vantare tradizioni antichissime in campo enoico. Proprio per questo il Movimento Turismo del Vino Puglia in collaborazione con l'AIS Puglia, ha deciso di dedicare, in occasione della 41a edizione del Vinitaly, un angolo a quella che e' stata definita Archenologia. (Adnkronos) - In Italia il turismo si aggiudica la fetta di mercato piu' grande in fatto di shopping online. Il 47,8% degli introiti dell'e-commerce va ai siti che si occupano di vendere voli, hotel e veri e propri pacchetti creati ad hoc per i clienti della rete garantendo cosi' al settore un aumento di fatturato del 60% rispetto al 2005.
Intervista all’autore
A quanto vendi l’anima
Abbiamo letto il suo romanzo “A quanto vendi l’anima” edito da Feltrinelli e lo abbiamo trovato interessante per la materia che tratta e nuovo per il genere in Italia, un thriller finanziario incalzante, con colpi di scena tipici di un romanzo di avventura, in stile americano. Gianpaolo Cionini, l’autore, si occupa di finanza. E’ un money manager esperto in titoli derivati. Ha lavorato per importanti SIM italiane e negli ultimi anni si è inventato questa storia finanziaria intrigante. Lo abbiamo incontrato nella sua casa fiorentina. Allora signor Cionini, a quanto venderebbe la sua anima? Mi sono chiesto molte volte cosa avrei fatto al posto di Max, il protagonista del mio romanzo, ma continuo a non avere risposte convincenti. Bisognerebbe trovarsi veramente di fronte ad una proposta che potrebbe cambiarti la vita per capire qual è il nostro prezzo. A Max è stato chiesto di sfruttare un atto terroristico devastante come quello dell’11 settembre 2001 per una massiccia speculazione di borsa. Tecnicamente si tratta di entrare in possesso di una notizia riservata, un insider trading, e di investirci per ricavarne una montagna di soldi. Max sa di non essere direttamente responsabile della tragedia. E’ stata già decisa e non può far niente. Tutto questo è molto più grande di lui. Ma alla fine si schiera. E’ di fronte alle foto che ricordano un’altra tragedia, S. Anna di Stazzema, e vede il viso di bambini belli come la sua, massacrati da uomini in divisa. Commosso dichiara: “Io gioco nell’altra squadra!” Pensa a sua figlia e sente il dovere di proteggerla, di proteggerli tutti, cercando di salvare almeno la memoria di chi è stato ucciso barbaramente in quella sempre vicina mattina di agosto del 1945. Lei attraverso il genere di un romanzo di evasione vuole però comunicarci qualcos’altro. Ci fu insider trading nei giorni che precedettero l’11 settembre 2001? Secondo me sì. Il volume dei futures trattati nei principali mercati finanziari mondiali, in quei giorni è raddoppiato. Non sono riuscito a trovare spiegazioni convincenti che giustificassero questa fortissima anomalia. Solo chi conosceva cosa stava per accadere poteva sfruttarlo in un modo così massiccio. L’altra domanda inquietante che mi pongo è: “Sono stati quei terroristi che si sono uccisi nell’attentato a compiere operazioni finanziarie così sofisticate e così ingenti, oppure la verità ufficiale mostra ancora grosse lacune?” Che risposta si è dato in merito a questa verità uscita, secondo lei, solo in parte? Non lo so. I dubbi di ognuno di noi e non l’appiattimento delle nostra coscienza, devono essere da stimolo per la ricerca della verità. Molte persone sono morte in quel triste giorno e molte famiglie portano con sé quel dolore orrendo. E’ per loro e per la nostra storia che non dobbiamo accontentarci di questa verità. L’ipotesi, qualunque essa sia, serve a non accontentarsi di quello che ci viene fornito, dobbiamo riflettere su quanto avvenuto, se poi la verità è quanto abbiamo conosciuto fino ad ora, almeno abbiamo fatto quello che era giusto fare: pensare. Lei è un money manager e uno scrittore: la moralità di alcune scelte, fondamento del suo libro, è un fattore che permea tutti gli strati della società, in qualsiasi epoca e ambito. Da sempre ci si è posti la domanda di quale sia il limite. In campo finanziario esiste una finanza etica che esclude investimenti provenienti da attività dal dubbio valore morale, parliamo di armi, tabacco, gioco d’azzardo, pornografia ecc. Non sarebbe etico valutare allo stesso modo anche attività la cui produzione viene basata sulla mano d’opera di bambini che fabbricano, mattoni, palloni ecc? La finanza etica è solo un grande business, un prodotto che si adegua a quella che è la sensibilità dell’uomo in questo momento. L’etica non è nel prodotto ma nel fare qualcosa di giusto e non si può né comprare né, tantomeno, vendere. Quanto accaduto dopo l’11 settembre sta modificando gli equilibri del mondo, ma soprattutto ha aperto nelle coscienze degli occidentali un senso di instabilità, incertezza, paura. Lei ha una figlia, in che mondo vivrà. Sono piuttosto pessimista, il mondo si dovrà aprire ad una vera tolleranza per costruire un nuovo pensiero, ognuno dovrà rinunciare a qualcosa di suo. Perché ha scelto il genere thriller per raccontare una storia così drammatica? Lo scopo era appassionare e divertire il lettore così come mi sono appassionato e divertito io. Chi lo ha letto mi racconta che non è riuscito a mollarlo fino a che non è arrivato all’ultima pagina. Ha vissuto e scelto come il protagonista ed è stato tentato dal modo di vivere del suo nemico Monsieur Dupont: un cattivo terribilmente affascinante. Il romanzo è dichiaratamente un romanzo di evasione rivolto a tutti, soprattutto a chi desidera leggere trasportato dalla storia coinvolgente. In mezzo alla leggerezza di questa lettura, se vorrà, potrà però trovare molti spunti di riflessione. Max sarà anche il protagonista del suo secondo romanzo? Tutti quelli che lo hanno letto si sono innamorati di quest’uomo forte e fragile allo stesso tempo, come in fondo siamo tutti noi e mi chiedono se lo incontreranno ancora. Sono uno scrittore di thriller, non posso svelare la fine.
“A quanto vendi l’anima” ed. Feltrinelli, 10 e. Gabriele Polgar
Il turismo dei piccoli borghi
Abbazia di Valvisciolo Sermonetana
La parola d’ordine è semplicità nell’Abbazia di Valvisciolo, non solo nei tratti architettonici e artistici ma anche nella conduzione della vita dei monaci cistercensi. Il Cenobio sermonetino, appunto, è privo di elementi opulenti come vetrate colorate, capitelli ricercati, ornamenti doviziosi…ma nella sua linea essenziale, pulita risulta essere un affascinante abbazia contornata da un magico silenzio. Il suo rosone, incassato nel centro della facciata, catalizza l’attenzione, così come colpisce lo splendore e la luminosità delle pietre che ricoprono l’esterno della chiesa, tanto da creare un delizioso contrasto cromatico con i verdi rilievi Lepini. L’Abbazia, come la regola monacale vuole sorge lontano dalla città, tra la natura, a sottolineare la presa di posizione contro i “valori” ai quali una vita mondana può condurre. Questa è una delle regole ferree che applicate dai monaci proprio come vuole la scrupolosa Regola sanbenedettina. L’Abbazia è diretta da monaci cistercensi di Casamari, che risiedono qui dal 1864 grazie alla concessione di Pio IX. Facciamo un passo indietro. Valvisciolo è dedicata ai Santi Stefano e Pietro. Si stima che fu fondata dai Basiliani, monaci orientali, attorno all’anno 1000. Questo monastero fu un tempo dei Cavalieri dell’Ordine militare-religioso dei Templari. Il 3 aprile 1312 la Bolla papale Vox clamantis di Clemente V abolisce quest’ordine. Con la soppressione dei Templari vengono meno numerose chiese. Valvisciolo riesce a sopravvivere grazie al ruolo di controllo che deriva sia dalla vicinanza alla strada consolare antica, la Via Appia, e sia dalla contiguità a quelle che erano le vie della transumanza . Le tracce della presenza dei templari sono visibili ancora oggi. Le tipiche croci sono osservabili all’interno del rosone posto al centro della facciata, e sui soffitti sia del refettorio e che su due angoli di quello del chiostro. Ciò che oggi è ammirabile è il risultato del lavori di restauro e di ampliamento curati da due personaggi illustri Pio IX e l’Abbate Stanislao White, al quale è stata dedicata la Galleria nel 2003 presso l’Abbazia . Ma già attorno al 1200 i Cistercensi provenienti da Marmosolio iniziarono le loro opere di ampliamento, inglobando una chiesa costruita precedentemente, corrispondente alla navata laterale destra, nell’attuale Abbazia. Dal piazzale dell’Abbazia si può osservare come la facciata e il corpo della chiesa abbiano due diverse fatture, proprio notando la disposizione delle pietre che sono sistemate in modo meno ordinato sul lato destro piuttosto che su quello sinistro, parte più antica. PITTURA Gerolamo Siciolante, allievo di Raffello Sanzio, realizza il dipinto, della Madonna col Bambino ed i Santi Pietro, Stefano e Giovannino, per l’Abbazia di Valvisciolo nel 1541, Attualmente la tela è ammirabile nel Castello Caetani di Sermoneta All’interno della Cappella di San Lorenzo, accanto all’altare, sono stati posti degli affreschi che raffigurano la vita e il martirio del Santo eseguiti da Niccolò Circignani detto il Pomarancio un artista toscano della fine del ‘500. Aurelio Mariani nel 1902 “Vergine col Bambino tra San Gioccchino e Santa Elisabetta” opera del Sottile “San Lorenzo” opera del Savonanzio Etimologia Valvisciolo può significare Valle dell’Usignolo (vallis lusciniae) o Valle delle Visciole (una varietà di ciliegie selvatiche). Cistercense deriva dal nome dell’Abbazia Citeaux –dal latino Cistercium un ordine monastico fondato da San Roberto di Moleste nel 1098 e che applica alla lettera la Regola di San Benedetto –che consta di un prologo e 73 capitoli- che detta minuziosamente le norme della vita monastica. S. Benedetto che nacque a Norcia nel 480 fondò il monachesimo occidentale. Dettò la Regola benedettina che fu il perno ai quali i monasteri europei fecero capo. Cosicché il pontefice Pio XII lo proclamò “Patrono d’Europa”. ABBAZIA DI VALVISCIOLO Via Badia, 14 –Sermoneta Tel 0773/30013 Messe · Sabato e giorni feriali ore 17.00 · Estivo ore 18.00 · Domenica e Feste di Precetto ore 7.30, 9.30, 11.30, 17.00 · Estivo ore 18.00
Esiste una tipologia di turismo ancora poco conosciuta, ma dalle grandi potenzialità : è quella dei piccoli borghi. Paesi piccini, non oltre 2.000 abitanti, che stanchi di guardarsi attorno e vedere lo spopolamento diradarsi, hanno deciso di contribuire a “Sovvertire il destino del proprio paese” come ha affermato Claudio Nardocci dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia. Un cambiamento che segna il passaggio dal sognare all’agire, dal notare al rimboccarsi le maniche per offrire ai turisti curiosi i propri beni e le proprie risorse. Il nome del progetto che ha stimolato mutamento è “Aperto per ferie” ed è patrocinato dal Ministero della Solidarietà Sociale. Il piano di lavoro cerca d’intervenire affinché i 2.830 paesi italiani a rischio spopolamento, ricreino delle opportunità di crescita nei settori: economico, sociale e turistico. Non attraverso l’assistenzialismo ma scommettendo ed investendo su sé stessi. Ristabilendo delle occasioni per ripartire avvalendosi delle
proprie risorse. In primis il coinvolgimento degli abitanti, solo grazie al quale il progetto può decollare. Ogni paese ha le sue peculiarità, la sua storia, le sue qualità, le sue tradizioni… questi elementi mescolati armoniosamente tra loro fanno fuoriuscire la personalità e l’identità di un borgo. Che in periodi di turismo di massa si vanno sempre meno delineando; creando nel paese che lo possiede un vantaggio. Ecco un occasione in più per apprezzare questi piccoli e sconosciuti luoghi, che ce la stanno mettendo tutta! I preziosi mestieri degli artigiani, i segreti delle cuoche rurali, arti dimenticate e non conosciuti patrimoni culturali uniti al magico desiderio di far rifiorire un paese assopito creano l’appeal turistico di questi luoghi. Il ritorno al passato, alla natura alla genuinità. La “rianimazione” dei propri “giacimenti” è una opportunità per gli stessi cittadini e per chi non avesse avuto ancora la fortuna di visitare questi preziosi borghi. www.apertoperferie.net