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(5 months ago)
The loan suppose to be important for people, which are willing to start their business. In fact, it's not really hard to receive a car loan.
WalterJenna27
(5 months ago)
The <a href="http://goodfinance-blog.com">loan</a> suppose to be important for people, which are willing to start their business. In fact, it's not really hard to receive a car loan.
Slide 1: Università degli Studi di Milano Bicocca
Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione
Lezione 2 Evoluzione del Web
Corso Web 2.02
Roberto Polillo
polillo@disco.unimib.it w www.rpolillo.it
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Slide 2: La rivoluzione dell’informazione: che cosa significa?
Video (5’,30”):
http://www.youtube.com/watch?v=-4CV05HyAbM
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 3: La crescita del web nel mondo
Boom dei blog (2007) 60% del totale Crisi della new economy (2000 – 2003)
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 4: … e in Italia
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 5: Struttura del web
Il web può essere rappresentato da un grafo, i cui nodi rappresentano siti (o pagine) web e i cui archi (orientati) rappresentano i link che li connettono In particolare, il web ha la struttura di un grafo a invarianza di scala (scale free network):
Hub: nodo con un numero di link (“grado”) elevanto
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Slide 6: Reti a invarianza di scala
Sono caratterizzate dal fatto che la distribuzione dei nodi in funzione del loro grado (= numero delle loro connessioni ) segue una legge di potenza:
y (numero di connessioni) = ax-k + b
Pochi nodi con molte connessioni (“hub”) Molti nodi con poche connessioni
x (numero di nodi) 6
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Slide 7: Esempio: una visualizzazione del web
La immagine mostra una porzione di Internet costituita da 535.000 nodi e più di 600.000 links WALRUS Visualization tool, 2001 http://www.caida.org/tools/visualization/walrus/ Web 2.0 (ott 2008) R.Polillo – Corso
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Slide 8: Esempio: una visualizzazione del web
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 9: Esempio: una visualizzazione del web
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 10: Altri esempi di reti
Rete stradale USA (non scale free)
Rete aerea USA (scale free)
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
Fonte: A.-L.Barabasi, “Link”
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Slide 11: Come si formano le reti scale-free?
A.-L. Barabasi (1999) ha costruito un modello che spiega che le reti a invarianza di scala si formano in base a due condizioni: 1)- Crescita: la rete, inizialmente piccola, cresce, con l’aggiunta di nuovi nodi con link ai nodi già esistenti 2)- Preferential attachment: i nuovi nodi si collegano preferenzialmente ai nodi che sono maggiormente connessi (hanno grado massimo) (“rich get richer”) Esempio:
(da Link, pag. 96)
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Slide 12: Leggi di potenza
Una quantità si dice seguire una legge di potenza (“power law”) quando la probabilità di misurare un particolare valore di una certa grandezza varia inversamente a una potenza di quel valore
p(x) ≈ x-k = 1/ xk
La relazione è nota anche come legge di Pareto (legge dell’80/20) o legge di Zipf Molti importanti fenomeni seguono una legge di potenza, es.: la distribuzione delle dimensioni delle città, la frequenza delle parole di una lingua, la potenza dei terremoti, le dimensioni delle macchie solari e dei crateri lunari, la distribuzione della ricchezza delle persone, le relazioni in una rete sociale, ecc. Moltissimi aspetti di internet seguono leggi di potenza. Chi sa un po’ di matematica può leggere la eccellente rassegna in http://arxiv.org/abs/cond-mat/0412004 Chi non la sa, può leggere il libro (divulgativo ma corretto) di A.-L. Barabasi: Link – La scienza delle reti (Einaudi, 2004)
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 13: “Le reti reali non sono statiche come i modelli teorici dei grafi di cui disponevamo fino a poco tempo fa: la loro topologia è forgiata dalla crescita. Le reti del mondo reale non hanno la topologia centralizzata di una rete a stella, ma sono invece tenute insieme da una gerarchia di hub, dove a un nodo altamente connesso fanno seguito parecchi altri nodi meno connessi, seguiti a loro volta da nodi ancora più piccoli. Non c’è nessun nodo centrale accomodato in mezzo alla ragnatela, che controlli e supervisioni ogni link e ogni nodo. Non c’è nessun singolo nodo la cui rimozione possa spezzare la tela. Una rete a invarianza di scala è una tela senza il ragno. Se non c’è un ragno, significa che dietro le reti non c’è neanche un progetto. Nel mondo reale le reti sono auto-organizzate; sono il chiaro esempio di come le azioni indipendenti di milioni di nodi e link diano vita a uno spettacolare comportamento emergente. La loro topologia a invaianza di scala, senza il ragno, è un’inevitabile conseguenza della loro evoluzione. La topologia a invarianza di scala è presente in sistemi molto diversi fra loro, come la rete del linguaggio, i legami fra le proteine all’interno della cellula, le relazioni sessuali fra gli individui, lo schema elettrico del chip di un computer, il metabolismo della cellula vivente, internet, Holliwood, il World Wide Web, la rete delle collaborazioni scientifiche e l’intreccio delle alleanze su cui si regge l’economia, soltanto per nominarne alcune.” A.-L.Barabási, Link (Einaudi, pagg.232-233)
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Slide 14: Esempio: pageviews di un sito (
www.useit.com )
http://www.useit.com/alertbox/visualizing-traffic-analysis.html
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Slide 15: Digital divide (I)
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 16: Digital divide (II)
I dati presentati in questa lezione, e altri dati molto interessanti, si trovano in: http://gandalf.it/dati/index.htm (da vedere assolutamente)
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 17: W or ld W id e M os
90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 08 09 preistoria WEB 1.0 crisi
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
Fasi della storia del web
WEB 2.0
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W eb ai c Ti al m (NC CE Be SA RN IP rn ) O di ers Ne -L ts ee ca f pe on , M da AO il S L Ex W3 N co C pl ap m or p er Bo ste ra r ,A Ne om m ts 11 e az ca cr on pe se ol ,e tt em lo d Ba el y br NA e SD IP AQ O di G oo gl e; Fi re fo O x gg fin an i: c zi ris ar i ia (? )
Slide 18: Web 1.0
Siti e portali con contenuti prodotti dal publisher Organizzazione gerarchica dell’informazione e navigazione attraverso menu Data base Interazione sito ↔ singolo utente Motori di ricerca Tecnologie push (publish & subscribe)
(http://en.wikipedia.org/wiki/Push_technology)
E-commerce Banda limitata Servizi “chiusi” (“attrarre l’utente sul sito, e tenercelo”)
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 19: Le 3 C
I tre modi di fare business con internet:
Commerce
Connection
Content
http://en.wikipedia.org/wiki/Dot-com_company
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Slide 20: E-commerce: prime storie di successo
http://www.amazon.com (dal 1995, http://en.wikipedia.org/wiki/Amazon.com ) http://www.ebay.com (dal 1995, http://en.wikipedia.org/wiki/EBay )
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 21: L’e-commerce oggi
USA: US$ 204 md 2008 (+17% su 2007) Le tre categorie principali: Abbigliamento 13% Computers 11,7% Auto 9,5% Italia: 4,9 md Euro 2007 (+42% su 2006) (solo lo 0,49% delle vendite al dettaglio complessive Le tre categorie principali: Turismo (48,7%) Elettronica di consumo 13,4% Assicurazioni 12,6%
(Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/04/vendite-online-cresci R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008) ) 21
Slide 22: Portali
Un portale web è un sito che costituisce una porta di ingresso a un gruppo consistente di risorse internet di vario tipo, spesso organizzate per “canali tematici” I portali possono essere generalisti o verticali (“vortals”), e sono spesso personalizzabili sulla base delle singole esigenze I portali hanno avuto un grande sviluppo alla fine degli anni ’90 “The portal craze, with "old media" companies racing to outbid each other for Internet properties, died down with the dot-com flameout in 2000 and 2001” http://en.wikipedia.org/wiki/Web_portal
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 23: Esempi
http://www.yahoo.com (dal 1994, http://en.wikipedia.org/wiki/Yahoo!)
I principali portali italiani oggi:
http://www.libero.it
dal 1994 come Italia OnLine, acquisito da Infostrada, acquisita da Wind
http://www.virgilio.it (anche http://www.alice.it)
dal 1996, Gruppo Telecom Italia
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 24: Enterprise portals
Il principale strumento di comunicazione interna ed esterna delle aziende Verso l’interno (accesso riservato al personale dell’azienda):
Comunicazione interna Accesso ai sistemi informativi aziendali [Cooperazione e social networking] Comunicazione esterna [e-commerce]
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
Verso l’esterno:
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Slide 25: Enterprise portals: l’evoluzione
Interno • Dipendenti • Consulenti • Org. Sindacali •…
INTRANET
INTERNET
Impresa
Esterno
EXTRANET
Partner
• Clienti • Investitori • Altre organizzazioni • Pubblico generico • …. • Fornitori • Distributori • Banche • ….
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Slide 26: Enterprise portals: l’evoluzione
Interno • Dipendenti • Consulenti • Org. Sindacali •…
INTRANET
INTERNET
Intranet portal
Internet portal
Impresa
Esterno
Extranet portal
EXTRANET
Partner
• Clienti • Investitori • Altre organizzazioni • Pubblico generico • …. • Fornitori • Distributori • Banche • ….
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 27: Enterprise portals: l’evoluzione
INTRANET
Interno • Dipendenti • Consulenti • Org. Sindacali •…
Information Impresa Portal (EIP)
INTERNET
Intranet Internet Enterprise portal portal Extranet portal
Esterno
EXTRANET
Partner
• Clienti • Investitori • Altre organizzazioni • Pubblico generico • …. • Fornitori • Distributori • Banche • ….
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 28: La “bolla” delle dot-com
Dot-com: un’azienda che realizza la maggior parte del suo business attaverso internet Nella seconda metà degli anni ’90, a partire dallo straordinario lancio in borsa di Netscape, e per la grande disponibilità di venture capital, furono create numerosissime dot-com, con l’obiettivo di un rapido collocamento in borsa Molte avevano un business model del tutto irrealistico Ne seguì una “bolla” speculativa al Nasdaq, che culminò con il picco del 10 marzo 2000 (indice: 5132), e successivo crollo, con fallimenti a catena che paralizzarono le iniziative per diversi anni (nella Silicon Valley e in tutto il mondo) http://en.wikipedia.org/wiki/Dot-com_bubble
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Slide 29: La bolla della new economy
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 30: Web 2.0: storia di un nome
Il termine “Web 2.0” è stato “lanciato” dalla prima O’Reilly Media Web 2.0 Conference (Ottobre 2004) Alcuni lo considerano solo uno slogan, altri come il nome che identifica un grande cambio di paradigma nel web Da allora ne sono state date molte definizioni, per es.: “Web 2.0 is the business revolution in the computer industry caused caused by the move to the Internet as a platform, and an attempt to understand the rules for success on that new platform” Tim O’Reilly
Vedi anche Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Web_2.0 http://en.wikipedia.org/wiki/Web_2.0
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 31: Da: Tim O’Reilly, What is Web 2.0 (2005) R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008) http://www.oreillynet.com/pub/a/oreilly/tim/news/2005/09/30/what-is-web-20.html
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Slide 32: R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 33: Web 2.0: caratteristiche
I siti Web 2.0 sono piattaforme che consentono una forte interazione tra utenti. Gli utenti usufruiscono di servizi innovativi mediante potenti interfacce grafiche Gli utenti forniscono il valore aggiunto con l’autoproduzione di contenuti e la condivisione della conoscenza. In tal modo si sfrutta e si valorizza l’intelligenza collettiva, vero motore del Web 2.0 I servizi offerti vengono aggiornati di continuo, in modo da correggere rapidamente gli errori e aggiungere nuove funzionalità non appena disponibili (questa caratteristica viene anche chiamata “perpetual beta”)
Video in italiano (4’): http://www.ictv.it/file/full/8/web-20/
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Slide 34: Web 2.0: Primi esempi
Il Page Rank di Google, basato sul “giudizio” degli altri siti Wikipedia, enciclopedia con voci decise e costruite dagli utenti Ebay, dove ogni venditore e compratore ha una reputazione pubblica determinata dagli altri utenti a seconda dei propri comportamenti. Google Maps (http://maps.google.com/)dove gli utenti usano in maniera creativa dati standardizzati, dando vita a nuovi servizi I blog, dove la partecipazione sostituisce la comunicazione unidirezionale I social network sites, (YouTube, Flickr, Myspace, Facebook) che raccolgono ed organizzano contenuti forniti dagli utenti
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 35: Time Person of the Year, Natale 2006
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Slide 36: Da http://www.slideshare.net/josanku/web20-people-trends-ecosystem
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Slide 37: Siti Web 2.0
Tipologia strumento W eb 2.0 Social bookmarking Esempi Blue Dot, del.icio.us, StumbleUpon, Technorati Google Calendar, bCal, Yahoo! Calendar YouTube, Flickr, FOTOLOG Wikipedia, PBwiki, Basecamp, Social Text, Writely MySpace, Orkut, Facebook, Hi5, Friendster, LinkedIn, Neurona, Ning Blogger, Skyblog, dBlog, Splinder, WordPress Windows Live Messenger, ICQ, Google Talk, Yahoo! Messenger Second Life, Half Life, World of Warcraft, Lineage, RuneScape, Final Fantasy XI, Online Chess Netvibes, Google Reader, FeedReader, Liferea, Straw Gnutella, eMule, BitTorrent, Napster, Kazaa Calendaring
Images /Video Sharing Collaborative authoring
Social Networking
Blogs
Communications tools
Social games
Feed reader /News aggregator
File sharing
Trovate un ampio catalogo in: http://www.technorati.it/siti-del-web20/ http://www.allthingsweb2.com/
R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
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Slide 38: Web 2.0: Tecnologie
L’elemento innovativo consiste nella combinazione di vecchie tecnologie e standard (come HTML, CSS, XML, JavaScript, DOM) per realizzarne di nuove (come AJAX), che consentono lo sviluppo di applicazioni Web di nuovo tipo, le Rich Internet Applications (RIA) (classico esempio di RIA è Google Maps). L’innovazione tecnologica risiede nell’assemblaggio (Innovation in Assembly) di tecnologie e servizi preesistenti. Queste combinazioni prendono il nome di mash-up e hanno il vantaggio di essere semplici da realizzare e di non aver bisogno di conoscenze informatiche approfondite. Un esempio di mashup è dato dall’unione di Google Maps e Flickr che consente di visualizzare su una mappa le foto relative alla zona selezionata.
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Slide 39: Web 2.0: Funzionalità
Dal punto di vista funzionale, ciò che caratterizza il web 2.0 è sostanzialmente la centralità ed il protagonismo dell'utente che da fruitore diviene sempre più un controllore dei propri dati e dei contenuti che naviga, facendosi stesso produttore di informazioni e, contemporaneamente, principale giudice di quanto prodotti da altri. Tutte le grandi storie di successo del web 2.0 mostrano un vero e proprio ribaltamento dei paradigmi della comunicazione cui la generazione adulta era abituata. Dalla comunicazione "da uno a molti" si passa a quella "da molti a molti".
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Slide 40: Web 2.0 secondo TBL
“Il web è più che un'innovazione tecnica. L'ho progettato perché avesse una ricaduta sociale, perché aiutasse le persone a collaborare, e non come giocattolo tecnologico. Il fine ultimo del web è migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo” Tim Berners-Lee
http://www-128.ibm.com/developerworks/podcast/dwi/cm-int082206.txt
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Slide 41: Web 2.0 secondo TBL
“Web 1.0 was all about connecting people. It was an interactive space, and I think Web 2.0 is of course a piece of jargon, nobody even knows what it means. If Web 2.0 for you is blogs and wikis, then that is people to people. But that was what the Web was supposed to be all along. And in fact, you know, this Web 2.0, quote, it means using the standards which have been produced by all these people working on Web 1.0. It means using the document object model, it means for HTML and SVG and so on, it's using HTTP, so it's building stuff using the Web standards, plus Javascript of course. So Web 2.0 for some people it means moving some of the thinking client side so making it more immediate, but the idea of the Web as interaction between people is really what the Web is. That was what it was designed to be as a collaborative space where people can interact.”
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Slide 42: Enterprise 2.0
L’adozione di modelli organizzativi (supportati da opportune tecnologie) basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione emergente, la condivisione della conoscenza e lo sviluppo e valorizzazione di reti sociali interne ed esterne all’organizzazione In pratica, il paradigma del Web 2.0 applicato all’impresa Video in italiano (3’): http://it.youtube.com/watch?v=DEmta6DugKg
http://it.wikipedia.org/wiki/Enterprise_2.0
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Slide 43: Micro-progetti (individuali, obbligatori)
Prendere dimestichezza col sito di statistiche sul web http://gandalf.it/dati/index.htm, confrontando in particolare la situazione italiana con quella europea Individuare e sperimentare le caratteristiche “2.0” del portale http://yahoo.com di oggi, ed analizzare la evoluzione del portale dal suo lancio ad oggi (per questo, usare la “wayback machine” di http://www.archive.org)
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Slide 44: Il presente materiale è pubblicato con licenza Creative Commons “Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo - 2.5 Italia”, reperibile presso il seguente sito Internet: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/.
Credits
Diverse lezioni di questo corso sono una rielaborazione delle slides del Corso sul Web 2.0 tenuto da Carlo Vaccari alla Università di Camerino nel dicembre 2007, disponibili con identica licenza Creative Commons dal blog del corso in http://camerino20.wordpress.com/. Molto altro materiale è stato trovato in rete. Ho cercato di indicarne sempre la fonte; segnalatemi eventuali dimenticanze, sarò lieto di correggerle appena possibile.
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The loan suppose to be important for people, which are willing to start their business. In fact, it's not really hard to receive a car loan.
The <a href="http://goodfinance-blog.com">loan</a> suppose to be important for people, which are willing to start their business. In fact, it's not really hard to receive a car loan.